Cooperativa "La Maroggia"
La cooperativa "La Maroggia" è stata costituita il 9 gennaio 2003 e rientra in un progetto, nell'ambito dell'Iniziativa Comunitaria EQUAL, finalizzato allo sviluppo della viticoltura di montagna e al superamento in campo lavorativo delle condizioni di svantaggio sociale.
La cooperativa agricola si occuperà in primo luogo della conservazione dei vigneti esistenti mediante la loro lavorazione, ed in secondo luogo cercherà di attuare un recupero del territorio viticolo montano mediante la creazione di nuovi impianti e il reimpianto dei vigneti abbandonati. La cooperativa farà anche la formazione di viticoltori, specializzati in viticoltura di montagna, che possano integrarsi o sostituirsi alle imprese vitivinicole esistenti (soprattutto individuali) condotte da persone in età avanzata. Nella zona interessata il viticoltore rappresenta una componente rilevante del tessuto sociale per cui si vuole arrivare a migliorare le condizioni lavorative dei viticoltori di montagna al fine di migliorarne le condizioni sociali.

Gli obiettivi primari che il progetto si pone sono lo sviluppo dell'autoimprenditorialità, il recupero del territorio montano abbandonato, la creazione di occupazione nell'ambito vitivinicolo e la rivalutazione della figura del viticoltore di montagna. La cooperativa rappresenta l'espressione di un gruppo di viticoltori e di imprenditori agricoli interessati a soddisfare in forma associata determinati bisogni ed interessi in chiave solidale e di servizio alla collettività.

La cooperativa verrà sentita dai soci come propria impresa, i soci parteciperanno alla definizione delle politiche ed all'assunzione delle relative responsabilità. Solo dei soci convinti e preparati e delle imprese dotate di adeguate strutture e capitali potranno garantire l'efficienza aziendale necessaria per assicurare agli aderenti gli attesi vantaggi mutualistici, per svolgere la funzione sociale richiesta e per garantire alla cooperativa sufficiente autonomia e sostenibilità.

Aspetti di mercato
In base ai rilievi censuari la superficie vitata in provincia di Sondrio è calata del 25% tra il 1981 ed il 1990, così come vi è stato un calo dello stesso ordine per il numero di aziende viticole. Anche in Lombardia si è verificata una diminuzione del 28% per quanto riguarda il numero di aziende viticole mentre la perdita di superfici vitate è stata solamente del 13%. In Italia vi è stato un crollo deciso del numero delle aziende (-37%), più contenuto per le superfici (-23%). La situazione più preoccupante , che differenzia la viticoltura valtellinese rispetto ad altre realtà, consiste nella forte diminuzione dei vigneti iscritti alla Doc (-35%) nel periodo 1981-1990. Questo dato contrasta con l'aumento dei vigneti a Doc in Lombardia nel medesimo arco di tempo (+48%) ed è molto più accentuato rispetto all'andamento decrescente verificatosi in Italia (-9%).
Relativamente al Valtellina Doc, la superficie iscritta all'Albo dei vigneti era di circa 600 ettari all'atto della denominazione di origine (1968), ha superato gli 800 ettari all'inizio degli anni '80 e nel 1999 era a circa 600 ettari. La produzione denunciata era di poco inferiore alle 3.000 tonnellate di uva nel 1968, ha raggiunto le 3.500 tonnellate nel 1980, per poi scendere, fino alle 1.800-1.900 del triennio 1997-1999.
Relativamente al Valtellina Superiore Doc (Docg dal 1998), la superficie iscritta all'Albo dei vigneti risulta intorno ai 400 ettari nel 1968, è salita a 550 ettari alla metà degli anni '70 e poi si è stabilizzata intono ai 450-500 ettari fino al 1997. Il riconoscimento della Docg, a partire dalla vendemmia 1998, ha ampliato la zona di produzione, premiando alcune aree a Doc, precedentemente non ricomprese nelle sottozone classiche di Valtellina Superiore (Sassella, Grumello, Inferno, Vagella, dal 2002 Maroggia), che presentavano analoghe condizioni di vocazionalità. Nel 1999, quindi, la superficie dei vigneti iscritta all'Albo era di circa 650 ettari. LA produzione denunciata, partita da circa 600 tonnellate nel 1968, era di 5.000 tonnellate alla metà degli anni '70, ha raggiunto nel 1980 le 6.500 tonnellate circa per poi calare a 4.000 nel 1990 fino a 2.300 nel 1995. Nel 1999, anche in conseguenza dell'ampliamento dell'area di produzione, i quantitativi di uva denunciati sono stati di 3.500 tonnellate. Parimenti preoccupante risulta il divario, sempre più accentuato, tra produzione lavorativa e i costi di produzione ad ettaro. Se già nel 1980 la differenza tra questi due valori era negativa (-6.800.000/ha per il Valtellina Doc e - 5.500.000/ha per il Valtellina Superiore Doc) ed indicava una assoluta mancanza di convenienza economica alla produzione di uva, con il passare del tempo la situazione si è aggravata, tanto che nel 1990 si stimava una differenza tra Plv e costi pari a -12.300.000/ha per il Valtellina Doc e - 10.600.000/ha per il Valtellina Superiore Doc.
Il divario tra i costi di produzione unitari, pari a circa 300.000 - 350.000 lire/quintale di uva, ed il prezzo di vendita delle uve, variabile tra 220.000 e 280.000 lire/quintale per il Valtellina Doc e tra 260.000 e 410.000 lire/quintale per il Valtellina Superiore Doc, è ancora più significativo. Secondo analisi di settore effettuata il 60% circa dei costi di produzione sostenuti dai viticoltori è imputabile alla componente ambientale, in particolare alla manutenzione dei terrazzi. E' necessario che questa parte non venga lasciata totalmente a carico dei produttori ma vada ripartita sull'intera comunità provinciale. L'analisi economica della viticoltura valtellinese permette di evidenziarne la particolarità: è una viticoltura realizzata da viticoltori anziani, con una base produttiva molto polverizzata (0,4 ha di media per azienda) , condotta spesso in perdita con prezzi di molto inferiori ai costi di produzione, che trova motivi per continuare solamente nella tradizione e nella tenacia contadina, nonché nella volontà di mantenimento di un immenso patrimonio culturale ed ambientale come quello dei terrazzamenti.
Il 70% circa dell'uva conferita alle case vinicole proviene da piccole aziende condotte a tempo parziale da viticoltori per la maggior parte anziani: questo tipo di condizione rappresenta un punto critico della filiera del vino valtellinese e in prospettiva potrebbe comprometterebbe la capacità produttiva dell'intero sistema. I due interventi prioritari per mantenere in vita queste aziende sono il riordino fondiario e la costituzione di realtà aziendali con una connotazione imprenditoriale ed una superficie accorpata di almeno 3 ettari, con l'inserimento dei giovani in forma singola o associata.
La costituzione della cooperativa "La Maroggia" è il mezzo per realizzare concretamente quella salvaguardia e quel recupero del territorio viticolo montano da più parti richiesto. La realizzazione della cooperativa, e quello che rappresenta in termini di potenzialità (conduzioni vigneti, reimpianti, manutenzioni forestali, ecc.), è stata pensata per far fronte a una richiesta pressante di servizi e di prodotti che la comunità locale valtellinese vuole. La necessità di avere personale per la conduzione dei vigneti è espressa tanto dai piccoli viticoltori che dalle aziende di grandi dimensioni, anche se i presupposti della richiesta nascono da motivazioni diverse. Il viticoltore valtellinese ha generalmente età elevata e non è in grado di trovare all'interno della famiglia manodopera in grado prima di aiutarlo e poi di sostituirlo, mentre le aziende viticole necessitano sempre più di personale qualificato in grado di svolgere trattamenti e lavorazione dei vigneti in modo professionale e qualificato.
Sebbene in Valtellina esistano già delle cooperative, queste svolgono un'attività in zone circoscritte che non comprendono quella in oggetto. La cooperativa cercherà di sviluppare l'offerta di servizi specifici ad personam, la professionalità degli operatori, si avvarrà dell'esperienza del Consorzio Produttori del Vino Maroggia e della consulenza della Fondazione Fojanini di Studi Superiori al fine di sviluppare un radicamento sociale della lavorazione della vite e del vino.

Il valore territoriale
Nel settore agricolo, caratterizzato da una frammentazione piuttosto accentuata, la cooperativa può rappresentare uno strumento efficace per far acquisire al settore primario una parte più consistente di valore aggiunto e per assicurare ai prodotti del settore prezzi maggiormente remunerativi e sicuri in termini di continuità nel tempo.
Si ritiene che la formula cooperativa sia pienamente in grado di rispondere ai bisogni di servizi e di lavoro, e sia in grado di contribuire alla valorizzazione del territorio, soprattutto in una realtà parcellizzata come è quella viticola valtellinese.
La ricomposizione fondiaria che può essere realizzata può portare ad una gestione più funzionale del territorio.

Il progetto attua un riconoscimento non solo rivolto ai prodotti e servizi ma al territorio in quanto produttore storico di vino e prodotti tipici, e proprio per questo serve a promuovere la conoscenza dei territori di montagna per incrementare forme evolute e qualificate di sviluppo sociale ed economico. La cooperativa può aiutare ad evidenziare un nuovo concetto di qualità del territorio, non tanto legata a quella di qualità certificata ma a quella di qualità pianificata, dove il termine pianificazione si riferisce soprattutto alla necessità di un coordinamento fra le diverse componenti del prodotto territorio.

I vantaggi che possono essere apportati al territorio sono:
- una differenziazione del prodotto nei confronti della domanda sul mercato;
- una identificazione più precisa degli obiettivi di mercato (per esempio le azioni marketing e promozione): è risaputo infatti che azioni finalizzate su obiettivi troppo generici o non focalizzati genera grosse dispersioni di risorse;
- una programmazione di budgenting ottimale e l'introduzione di forme di verifica del grado degli obiettivi perseguiti.

Tale progetto permette di incrementare la competitività dell'area e di generare sinergie positive a seguito degli effetti della globalizzazione, ma soprattutto consente di gestire l'altro aspetto determinante per l'innovazione competitiva del prodotto territorio, ovvero la realizzazione di investimenti finalizzati. Tuttavia, tale obiettivo può essere raggiunto solo se si considera che la qualità del territorio richiede un'ottica di medio-lungo periodo e un grado di coesione e di connessione degli operatori molto elevato.